Appunti per l’omelia del Santo Natale A.D. 2010
di Don Riccardo Nieri
Pubblicato: domenica 26 dicembre 2010
La pienezza dei tempi: “Il Verbo di Dio si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi”. Per noi e per la nostra salvezza discese dal cielo.
Essere salvo! Che cosa vuol dire essere salvo? Chi può spiegarlo? E’ un adagiarsi per sempre in seno a Dio, in una interminabile estasi d’insaziabile letizia.
Gli porrai a nome Gesù, che vuol dire Salvatore, perché libererà il suo popolo dai peccati.
La più misera di tutte le miserie è la schiavitù del peccato. Non c’è rovina che eguagli questo in grandezza e rende miserabile l’uomo.
Che cosa vuol dire essere in stato di peccato, o peggio ancora di essere in una irrevocabile eternità in un peccato non più risanabile? Vi sono alcuni che non hanno sentore dell’orridezza della schiavitù del peccato. Il loro vivere è un letargo, un sogno, un’aberrazione, un’illusione che avrà la sua sveglia. I sonnambuli si destano quando camminando, se per caso, mettono il piede in acqua fredda. E la sveglia dal peccato avverrà oltre la tomba nei tormenti dell’inferno.
Fare Natale è allora il proposito di togliere ogni peccato, confessarsi, riguardando i comandamenti tutti e 10 e per rompere le abitudini viziose resistenti, occorre un seminario di vita nuova con l’effusione dello Spirito Santo che riattiva Battesimo, Cresima, Comunione, Matrimonio, Sacerdozio, ingessati e riavere così una vitalità nuova.
Naturalmente poi c’è bisogno di S. Duralla perché si può fare come i gamberi e qualcuno l’ha fatto. S’incomincia ma non si persevera . Altro frutto è un pellegrinaggio a Medjugorie che accenno solo per brevità.
Ma portiamoci alla grotta di Betlemme. Gesù rende paradiso qualsiasi luogo nel quale si trova. Secondo l’orologio umano egli vive da un’ora, ma nel momento in cui nacque, contava già un’età eterna. Perché la sua persona divina che ha assunto la natura umana circa 2010 anni fa, per cui Gesù è vero Dio e vero uomo, esisteva già col Padre e con lo Spirito Santo fuori dal tempo e dallo spazio. Nell’eternità il Padre è la prima persona, senza superiorità e senza precedenza. La gloria di questa fonte consiste nell’essere i suoi due ruscelli coeguali di se stesso. La fonte non è senza le acque, ma le acque sono coeve a questa fonte. La persona divina che è il Bimbo di Betlemme, nacque in quel seno di Padre, ma non cominciò mai a nascere e non cessa mai di nascere. Siamo nell’eternità. Ciò che è eterno continua sempre in egual modo. Ciò che può finire deve avere principiato. Quando si fa uomo per salvarci la notte brilla come il sole a mezzogiorno, il Divin Figlio è sempre più vecchio del colle su quale è fabbricato Betlemme e sempre più giovane del fiore silvestre che sbocciò sul prato dove giacevano le pecore quando gli angeli intonarono il loro inno nell’aria.
Lo Spirito Santo che è persona divina (un solo Dio in tre persone) è una processione di fuoco increato, un mare illimitato di amore che esce da entrambi, ma pur dentro il seno della Divinità. Questa vita divina identica e incessante ci sorregge con mano potente, ci penetra come una spada senza essere soggetta né allo spazio che occupiamo, ne al tempo che scorre nel nostro capo.
La liturgia attualizza questa grazia e il Figlio di Dio viene a noi.
“Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me. Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù. Rivestitevi di Cristo”
Non è una commemorazione quella che facciamo, perché la liturgia rende attuale per noi la venuta di Gesù nella nostra vita. Rende attuale se ci siamo preparati nell’attesa, nella preghiera, nel silenzio, dando spazio alla vita interiore. Qualcosa riceverà anche chi si è preparato poco, ma bisogna avere il coraggio di fare di questa notte un punto di partenza. Comincia dalla S. Messa tutte le domeniche. Ma se io è tanto che non vengo in chiesa, ai funerali mi fermo fuori dalla porta, cosa diranno i miei amici del circolo, della discoteca, ecc? Rispondigli che certo cambiamenti sono auspicabili come quando S. Paolo, sulla via di Damasco, divenne da persecutore della Chiesa ad apostolo delle genti. Tanto più che le ideologie di morte del XX secolo sono ormai in menopausa.
Se darai spazio a Gesù ti libererai da peccato grave, mortale, di non partecipare alla S. Messa, e per grazia di Dio progredendo piano piano potrai dire come S. Paolo “non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me. Ti rivestirai di Cristo e in te avrai gli stessi sentimenti di Cristo Gesù. Sarà un’altra vita che cambierà in meglio tutti i rapporti anche con gli altri.
Gesù non viene solo per i singoli, ma anche per la società. Dal tipo di società che l’uomo costruisce dipende la salvezza delle anime.
Molti, osservando il mondo in cui viviamo (delitti, crisi internazionale…), dicono che siamo alla frutta, probabilmente siamo già al torsolo. Si può costruire un mondo senza Dio, ma sarà un mondo contro l’uomo (Giovanni Paolo II). Noi sappiamo che con il Sessantotto abbiamo assorbito la IV rivoluzione, che è stata la più terribile perché è avvenuta “in interiore hominis”, nel cuore dell’uomo. Non è partita da un condottiero, da un principe, da una guerra, non ha rovesciato il potere ma ha sostituito il principio del piacere al principio della realtà. È stato ed è un’intolleranza permissiva. I sessantottini, ormai sessantottenni, scrissero: vietato vietare. I trasgressori saranno severamente puniti a norma dell’articolo 68. Nacquero gli anni del pensiero corretto, dove l’intolleranza crebbe insieme alla morale permissiva.
Si vive per l’oggi, ci ha lasciato il divorzio, l’aborto (né figli, né figlie, distruggiamo le famiglie!) e ora l’eutanasia per i casi pietosi e il testamento biologico: serpeggia “viva la muerte”, il diritto al dolce morire quando vivere non ci piace o ci ha stancato. O il diritto di staccare la spina quando un’esistenza è di peso per gli altri. O l’eutanasia per i malati abbandonati, affinché si possano utilizzare i loro organi.
Ci ha lasciato le canne, la droga e la dittatura del relativismo, che esalta la morte della ragione, morte che genera mostri, per cui al papa Benedetto XVI che non vuole imporre la fede a nessuno, ma che come i valori non negoziabili si fonda sulla ragione e sul diritto naturale, fu impedito di parlare all’università “La Sapienza” di Roma. (*)
Si può costruire un mondo senza Dio, ma sarà un mondo contro l’uomo (Giovanni Paolo II). E allora non si può vivere per l’oggi, ma occorre il recupero della tradizione. I medievali dicevano: noi siamo più grandi degli antichi, perché siamo nani che riposano sulle spalle dei giganti. E qui verrebbe il discorso sulla scuola che dopo il Sessantotto, quasi come la famiglia, non forma, non educa, non matura. I professori abbandonarono la pedana e la cattedra e fecero bene, perché non ne erano degni.
Il professore uguale ai suoi alunni, dialogante, senza bocciature né autorità. Scuola che non premia meriti o capacità, che non seleziona e non è fondata sull’autorevolezza del docente, prepara sempre meno alla vita, non educa, non migliora, produce alunni più liberi, ma più bulli e prepotenti. Si bandirono i grembiuli, le divise d’istituto, ritenuti strumenti di oppressione e di irreggimentazione, ma sono comparsi gli abiti griffati.
Anche l’Europa fondata sull’euro, togliendo le radici romano-cristiane che l’hanno resa grande, rischia che gli eurocrati decidano il destino dell’Unione Europea.
Trenta ragionieri che detengono il potere supremo.
Niente radici religiose, riferimenti culturali, volontà di storia: solo una gigantesca, occhiuta e arcigna Corte dei conti che boccia, respinge, rinvia.
Le epigrafi dedicate ai nuovi eroi dell’economia diranno così: “Sacrificò alla Borsa la vita; con sprezzo del pericolo si immolò sull’altare del debito pubblico; mancò la fortuna ma non la valuta”.
Deponete una corona sotto il monumento al Ragioniere Ignoto.
Occorre rovesciare il Sessantotto e la sua rivoluzione, non avere paura di criticarla e di parlarne: chi ragiona, chi ha buon senso apprezzerà; chi è ideologizzato non vorrà capire, ma almeno rifletterà. Lo fa Benedetto XVI che pone le fondamenta di un mondo nuovo, per questo è attaccato, lo dobbiamo fare anche noi.
Ha detto Gesù: “Chi mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre che è nei cieli, ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio”.
Gesù è venuto per salvare il mondo: mettiamoci completamente al suo servizio. Il Natale non è una festa folcloristica, ma avvenimento che deve spingerci a fare la volontà di Dio.
Don Riccardo Nieri
(*) Il ’68 fu anticipato 50 anni prima a Fiume nel 1919, quando Gabriele D’Annunzio progettò la marcia su Fiume dalla Casetta Rossa di Venezia. Arrivò a Fiume con un’auto scoperta e con un corteo di personaggi straordinari, giovani artisti, musicisti… Speciale menzione merita Guido Keller, che aveva lanciato in una trasvolata un pitale Montecitorio e fiori sul Quirinale per la regina, si aggirava nudo a Fiume, viveva e defecava da un albero inventando un’alimentazione alternativa, faceva amore di gruppo. A Fiume nasce l’associazione yoga, ovvero l’amore di spiriti liberi tendenti alla perfezione, con trasgressivo libero amore, orge, gay e accoglienza per ladri, prostitute e tossicomani. Si progetta il castello dell’amore…
A Fiume sbarcano Toscanini, Marinetti e i frati modernisti espongono alla finestra del loro convento il motto di D’Annunzio “hic manebimus optime”, qui staremo molto bene e sette cappuccini abbandonano il saio alle ortiche. Mettete fiori nei vostri cannoni è anticipato con D’Annunzio che infila un fiore nel moschetto parlando di libero amore.
La prima vittima del ’68 (ma 19 secoli prima) fu Nerone, non solo perché morì nel 68, ma perché fu il primo esempio della fantasia al potere. Amava la musica e la sua chitarra elettrica era la cetra, declamava versi liberi, inventò l’estate romana e la notte bianca con feste e gare, all’austera vita romana preferì la vita libertina e gaudente degli ellenici, praticò la liberazione sessuale. Mise a ferro e fuoco la Capitale, scaricando la colpa sui cristiani, ma la rifece fiammante.
L'eterno riposo, donagli o Signore
splenda a lui la luce perpetua
riposi in pace.
Amen.
La Madonna delle Grazie
Tutti tuoi, o Maria
Sante Messe
Feriale e Sabato festivo: Ore 18
Festivo: Ore 8 - 9.30 - 11.30
Sante Confessioni
1° Venerdì del mese: 9.30-11
Ogni sabato: 9.30-11 e 17-18
Adorazione
Sabato: Ore 17-18
Domenica: Ore 7-8
3° Giov. del mese: 21.15-22.30
1° Ven. del mese: 17-18 e 21-22
Santo Rosario
Ogni giorno mezz'ora prima della S. Messa pomeridiana.
Il giovedì nelle famiglie: 21.15
Grande liturgia
Con preghiere di lode, consolazione, guarigione, liberazione e S. Messa solenne, 1° Venerdì del mese, ore 21-23
Tutti i mercoledì
Ore 21.15: Preghiera di Lode e catechesi in sala parrocchiale o nel chiostro della canonica.
Primo Martedì del mese
Ore 17: Santo Rosario meditato
Ore 18: S. Messa per i defunti Opera Dottrina Cristiana
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