Vita di San Ranieri

Pubblicato: mercoledì 30 giugno 2010

San Ranieri rappresenta la prima figura di santo laico in Europa. Nato intorno all'anno 1117, era l'unico figlio maschio del mercante Giandolfo e di Mingarda ed aveva una sorella, di nome Bella. La famiglia apparteneva al medio ceto mercantile cittadino e verosimilmente risiedeva nell'area orientale di Chinzica, il quartiere a Sud dell'Arno allora fuori delle mura: Ranieri fu infatti istruito da un prete della canonica regolare di San Martino e la madre fu sepolta nella chiesa di Sant'Andrea in Chinzica - nell'area dell'attuale Giardino Scotto -. Gli eruditi seicenteschi immaginarono il padre membro della famiglia Scacceri, mercanti del quartiere di Ponte attestati dal pieno Duecento, e la madre una Sismondi Buzzaccarini, importante casata consolare. Ranieri condusse una vita giovanilmente spensierata, tipica del suo ambiente sociale, finché un giorno, mentre in casa di una parente nella località suburbana di Arsiccio (tra San Vito e Barbaricina) cantava accompagnandosi sulla lira, vide passare un nobile cavaliere originario della Corsica, Alberto Leccapecore, che dalle sue ricchezze mondane si era convertito ad una vita religiosa come oblato presso i monaci di San Vito di Pisa. Ranieri lo seguì: dall'incontro scaturì la conversione, perfezionata da una piena e completa confessione al priore della canonica regolare di Sant'Jacopo di Orticaria.

Ben presto apparvero i primi segni della futura santità, l'emanare profumo e il godere di visioni.

Come la maggior parte dei suoi compatrioti, anche il destino di Ranieri appariva legato alle attività marittime e commerciali. Ed infatti egli si recò, intorno al 1136, con una compagnia di mercanti a commerciare in Terrasanta e per quattro anni si dedicò a quell'attività, pur impegnandosi in preghiere e digiuni, finché verso il 1140 alcuni prodigi gli fecero comprendere la necessità di dare alla sua vita una svolta radicale: sciolse la società mercantile, lasciò il patrimonio alla sorella, invitandola a maritarsi, e sull’altare del Calvario, nella chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme, depose i suoi abiti e ricevette dal sacerdote la ruvida veste del pellegrino e il salterio. Cominciò così la vita del pellegrino penitente, dedito alla preghiera, ai digiuni e alla visita dei luoghi santi. Compì un'esperienza eremitica sulle mura di Gerusalemme e visitò Hebron, Nazareth, ove si scontrò con il demonio, la Quarantena, il monte Tabor ove rivisse misticamente la trasfigurazione di Cristo, e Betlemme.

Si stabilì poi a Gerusalemme in casa di una pia vedova e, divinamente ispirato, scelse come luogo prediletto di orazione la chiesa del Santo Sepolcro, vivendo con l'elemosina donatagli senza che egli la chiedesse. Il lungo soggiorno in Terrasanta rappresentò un'esperienza fondamentale nella sua vita, ove godette di visioni straordinarie e di doni mistici. All'inizio della nuova esperienza di penitente, nella cattedrale di Tiro poco dopo il Natale, gli apparve la Vergine Maria annunziandogli la sepoltura nel suo grembo, nella cattedrale pisana.

Dopo il ritorno da Hebron a Gerusalemme ebbe la visione di una caldaia ardente, il cui fuoco egli spense gettandovi solo poche gocce d'acqua.

Dio gli rivelò che l'acqua avrebbe in lui spento il fuoco della lussuria e del peccato: da allora, per i restanti vent'anni circa, bevve solo acqua. La visione rappresentò anche un segno del futuro operare miracoli con l'acqua, donde gli venne l'appellativo di Ranieri ex aqua, dall'acqua. Nella primavera del 1154 Ranieri s'imbarcò ad Accon sulla galea che riportava in patria un importante personaggio del ceto consolare pisano, Ranieri Bottaccio dei Gualandi, di ritorno da un'ambasceria in Egitto. La sua fama di santità, già manifesta in Oltremare, lo aveva preceduto: a Pisa fu onorevolmente ricevuto e dopo un breve soggiorno presso la chiesa di Sant'Andrea nel monastero benedettino maschile di San Vito, al limite occidentale della città. Qui egli continuò la sua vita di penitente, rimanendo sempre laico dal momento che non pronunciò alcun voto monastico e neppure si affiliò come oblato o converso ad alcuna comunità religiosa.

Uomo di preghiera e di carità, Ranieri manifestò a Pisa virtù taumaturgiche che lo fecero autore di moltissimi miracoli, liberazione d'indemoniati e guarigioni avvenute tramite l'acqua e il pane benedetti, ma anche resurrezione di morti. Sui demoni aveva potere in modo particolare in Quaresima. A lui ricorrevano persone non solo di Pisa e del contado, ma anche da altre regioni d'Italia e d'Europa, appartenenti ai diversi ceti sociali, un variegato microcosmo che andava dai più elevati membri del ceto consolare ai mercanti, dagli artigiani ai marinai e ai contadini. Ranieri morì a San Vito la sera di venerdì 17 giugno 1160: il suo corpo venne immediatamente trasferito nella cattedrale, la Messa funebre fu cantata dall'arcivescovo Villano, e fu sepolto in una tomba apprestata dai consoli in ecclesie angulo, nell'angolo dell'edificio, ossia all'incrocio della navata con il transetto sinistro. Qui un nuovo altare fu eretto per volontà dell'operaio Burgundio di Tado (lo stesso che commissionò il pergamo a Giovanni Pisano) da Tino da Camaino nel 1305-1306, ora conservato nel Museo dell'Opera del Duomo. Esso fu sostituito da un altro opera di Andrea Guardi poco dopo il 1451 - parti del quale costituiscono attualmente l'altar maggiore della chiesa di S. Ranierino - e nel 1591 da quello eretto da Giovanni Battista Lorenzi, ancora esistente, nella cui lunetta è il rilievo della Vergine che appare a San Ranieri a Tiro. Di qui, nel marzo del 1688 le ossa del santo, divenuto nel 1633 patrono principale della città e della diocesi, furono traslate nel nuovo e più ricco monumento dell'altare del transetto destro, dove tuttora si trovano.

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