Nota pastorale dell'Arcidiocesi di Pisa
Pubblicato: lunedì 12 settembre 2011
La nota sarà discussa giovedì 29 Settembre alle ore 21,15 presso la sala parrocchiale di S. Prospero per tutto il nostro vicariato.
Arcidiocesi di Pisa
Nota pastorale
circa la preparazione e l’accompagnamento nella fede dei genitori per la celebrazione del battesimo dei bambini nel quadro della iniziazione cristiana e per educare alla vita buona del Vangelo.
Le premesse
E’ opportuno ripercorrere sia pure brevemente il cammino fatto per giungere alla redazione
di questa Nota pastorale per cogliere il senso di un lavoro che ha visto coinvolta l’intera compagine
della nostra Chiesa pisana.
Dopo l’anno pastorale 2009-2010 dedicato al tema del Battesimo, sacramento della rinascita
cristiana e fonte ed origine del dono della santità, nell’anno successivo (2010-2011) abbiamo
contemplato questo dono che “con l’aiuto di Dio siamo tutti chiamati a mantenere e a perfezionare,
vivendolo”(LG40), celebrando l’anno giubilare di San Ranieri. La riflessione su questo tema ha
impegnato il Consiglio presbiterale (5 novembre 2009), il Consiglio Pastorale diocesano (11
dicembre 2009), una assemblea di catechisti che svolgono il servizio di preparazione dei genitori al
battesimo dei figli alla quale hanno partecipato anche gli animatori dell’itinerario catecumenale per
gli adulti e coloro che preparano gli adulti alla celebrazione del sacramento della Cresima (10
febbraio 2010). Infine si è discusso di preparazione al battesimo nel Convegno per catechisti il 29
maggio 2010 e in ulteriori incontri-laboratorio il 25 settembre 2010 e il 15 gennaio 2011.
Una prima bozza della presente Nota era stata da me presentata all’Assemblea generale del
Clero il 28 ottobre 2010 ed è stata poi discussa in ogni Vicariato, con la raccolta di nuovi contributi
e spunti di riflessione, in vista della sua pubblicazione, come esplicitamente affermato al n° 77 del
nostro Piano Pastorale 2009-2014.
Nello stesso tempo, in data 11 febbraio 2010, ho inviato alla diocesi una lettera nella quale
riassumevo le Norme emanate dalla Chiesa a proposito della Iniziazione Cristiana di coloro che, con
più di 14 anni di età, chiedono di essere battezzati.
Come si vede è stato fatto un percorso non indifferente di riflessione condivisa tra sacerdoti
e laici, così come è iniziata in alcune parrocchie una sperimentazione comune circa la preparazione
dei genitori al battesimo dei figli.
In sintonia con questo lavoro, presso il Centro per il catecumenato di San Matteo è stato
attivato un itinerario specifico di catecumenato per gli adulti in vista della loro iniziazione cristiana,
e un “percorso formativo catechistico del progetto ricomincianti” in una Unità Pastorale del
Vicariato di Pisa nord-est che prende spunto dalla lettera da me inviata alla diocesi il 4 agosto 2010,
nella quale scrivevo: “c’è da apprezzare l’iniziativa del Vicariato di Pisa nord est insieme con il
Servizio per il Catecumenato degli adulti di San Matteo per offrire a chiunque, adulto, voglia
ricominciare il proprio percorso di vita cristiana o avvicinarsi per la prima volta all’esperienza
della fede attraverso il catecumenato, un accompagnamento specifico e continuato durante tutto
l’anno. In tale contesto verrà pure offerta la possibilità di una specifica formazione per animatori e
catechisti per adulti ricomincianti e catecumeni, tenendo conto che spesso, anche chi chiede di
sposarsi in chiesa e di far ricevere i sacramenti della iniziazione cristiana ai propri figli si trova in
una situazione di vera e propria lontananza dalla pratica cristiana e non di rado anche dalla fede”.
Linee operative condivise nella riflessione diocesana
Il cammino compiuto, facendo riferimento puntuale al nostro Piano Pastorale diocesano, si
colloca in uno stretto rapporto anche con gli Orientamenti pastorali dell’episcopato italiano per il
decennio 2010-2020 “Educare alla vita buona del Vangelo”. Non a caso, infatti, tra gli obiettivi e le
scelte prioritarie si indica l’iniziazione cristiana proprio a partire dalla lettura della prassi educativa,
perché, alla luce dei cambiamenti culturali, questa stimola nuove scelte di progettazione. Si dice al
n° 54 che “L’iniziazione cristiana mette in luce la forza formatrice dei sacramenti per la vita
cristiana, realizza l’unità e l’integrazione fra annuncio, celebrazione e carità, e favorisce alleanze
educative. Occorre confrontare le esperienze di iniziazione cristiana di bambini e adulti nelle
Chiese locali, al fine di promuovere la responsabilità primaria della comunità cristiana, le forme
del primo annuncio, gli itinerari di preparazione al battesimo e la conseguente mistagogia per i
fanciulli, i ragazzi e i giovani, il coinvolgimento della famiglia, la centralità del giorno del Signore
e dell’Eucaristia, l’attenzione alle persone disabili, la catechesi degli adulti quale impegno di
formazione permanente”.
Un dato importante che ha modificato la struttura organizzativa delle nostre parrocchie e che
permette ambiti e possibilità fino ad ora inedite ci è stato offerto dalla istituzione delle Unità
Pastorali per cui anche la preparazione del battesimo potrà andare oltre gli stretti confini della
parrocchia per collocarsi proprio nell’ambito dell’Unità Pastorale. In essa infatti, sarà meno difficile
predisporre, con l’apporto di tutte le comunità che la compongono, delle equipe di catechisti
appositamente preparati, tenendo conto che è proprio dalle famiglie che possono sorgere i necessari
animatori, per offrire l’accompagnamento necessario non solo nella fase di preparazione del
battesimo, ma anche e soprattutto successivamente ad esso, attraverso una catechesi mistagogica
che è motivo ispiratore del catechismo per i bambini da 0 a 6 anni.
Non va dimenticato che le problematiche legate alla celebrazione del battesimo si collocano
all’interno del grande tema della evangelizzazione degli adulti che non può prescindere dalla
creazione di legami umani, di amicizia e di dialogo all’interno della comunità cristiana. Da questo
punto di vista, occorre ricordare che il quadro di riferimento per la preparazione dei catechisti e
degli animatori di qualsiasi itinerario di fede è quello della catechesi degli adulti che ha bisogno di
essere inquadrata in quell’orizzonte più volte riconfermato dalla Chiesa italiana che è il Documento
Base per il Rinnovamento della Catechesi che ha fatto una scelta irreversibile e che è quella della
catechesi per la vita cristiana e non più quella della preparazione alla celebrazione dei singoli
sacramenti. E il battesimo è solo la prima tappa della iniziazione cristiana e deve porsi in un
orizzonte di continuità catechistica.
Una continuità che chiama in gioco la parrocchia come luogo di aggregazione umana e di
evangelizzazione in cui si è chiamati a fare esperienza di autentica vita comunitaria; una parrocchia-
comunità dove la famiglia deve avere il suo spazio di risonanza e dove ciascuno deve potersi
davvero sentire a casa propria. Per questo, se da una parte la parrocchia ha bisogno di attrezzarsi
sempre più e sempre meglio attraverso uno specifico ministero di formatori preparati appositamente
per svolgere il servizio di accompagnamento delle famiglie, dall’altra parte c’è bisogno di rendere
sempre più coscienti le famiglie della necessità che esse hanno di una formazione e di un aiuto
specifico per il compimento della propria missione.
Questa crescita esige la maturazione della consapevolezza che evangelizzazione e catechesi
sono il primo e fondamentale compito della Chiesa del nostro tempo con uno stile che sappia
condurre le persone a fare vera esperienza del Signore Gesù nella comunità ecclesiale attraverso la
conoscenza della Parola di Dio e della dottrina della fede, l’esperienza liturgica e la testimonianza
della carità. Infatti se questi tre aspetti non rimangono uniti tra loro c’è il rischio di ridurre la
preparazione ad un fatto più culturale o cultuale senza che diventi esperienza di vita, così come si
corre il rischio di far percepire la proposta di preparazione più come un obbligo da adempiere che
non una preziosa opportunità di sostegno e di aiuto che la parrocchia, famiglia di famiglie, offre alla
singola famiglia.
Se questa prospettiva di cammino familiare prende piede, acquista senso non soltanto la
preparazione al battesimo dei figli, ma anche l’accompagnamento delle giovani famiglie nel loro
itinerario di vita cristiana che potrà stimolare e far sorgere altre disponibilità al servizio se chi
svolge quest’azione di aiuto e di sostegno è davvero capace di trasmettere la passione per Cristo e il
suo Vangelo: la coerenza, la convinzione e l’entusiasmo possiedono sempre una grande capacità di
contagiare altri. Ed è di questo contagio nel bene che c’è bisogno nelle nostre comunità.
Parlare allora di continuità nell’accompagnamento delle famiglie nella loro missione di
trasmissione della fede ai figli, non apparirà come una specie di imposizione, ma l’espressione di
una comunione d’amore che fa sentire gli uni responsabili degli altri, nella realizzazione dell’unico
disegno di salvezza che il Signore ha voluto per tutti.
Anche il modo di celebrare il battesimo può aiutare la singola famiglia a prendere coscienza
del suo legame con tutte le altre famiglie che compongono la comunità ecclesiale. La prassi dei
battesimi privati non aiuta questa presa di coscienza, mentre aiuta non poco sia la preparazione fatta
insieme, almeno per certi aspetti, sia la celebrazione in forme davvero comunitarie, specie durante
la celebrazione dell’Eucaristia domenicale.
Da qui l’importanza ancor più decisiva dei percorsi di preparazione al matrimonio pensati
non soltanto come finalizzati alla celebrazione del sacramento, ma come occasioni preziose per un
rinnovato annuncio del Vangelo, per una più consapevole proposta di fede e occasione preziosa per
dare nuovo inizio ad un cammino di vita cristiana che abbia il suo spazio vitale all’interno della
comunità ecclesiale, che non deve essere percepita come realtà a se stante rispetto alla vita del
singolo nucleo familiare.
Siamo tutti convinti che occorre una attenzione speciale soprattutto per le molte situazioni di
vita familiare in cui la proposta di fede tipica del battesimo viene a scontrarsi con stili di vita
dissonanti o contrari o comunque diversi rispetto alla proposta di vita che viene dal Vangelo e
dall’insegnamento della Chiesa. Basti pensare alle situazioni di convivenza o a esperienze di
famiglie più o meno “allargate” in quanto i singoli coniugi provengono da matrimoni o convivenze
rovinosamente fallite e i figli si trovano a vivere, di fatto, molteplici “appartenenze familiari”.
Tutto questo chiede in primo luogo che si attivino contatti personali grazie ai quali intessere
relazioni umane di conoscenza e di accoglienza che sono un preludio indispensabile ad ogni seria
proposta di catechesi. Relazioni e conoscenza che esigono necessariamente catechisti e
accompagnatori appositamente preparati, in numero sempre più ampio non solo per motivi pratici, e
cioè perché l’impegno e la fatica non ricadano esclusivamente sulle spalle dei sacerdoti, ma
soprattutto perché possa essere sempre più manifestato il volto della Chiesa che ha nei suoi tratti
caratteristici clero e laici, consacrati e consacrate con tutta l’abbondanza dei carismi donati dallo
Spirito.
Inoltre, quanto più cresce l’interazione e il senso della reciproca appartenenza tra parrocchia
e famiglia, tanto più la parrocchia può aiutare la famiglia nel suo percorso di vita quotidiano e tanto
meno le celebrazioni sacramentali appariranno come momenti di “utenza” di un servizio religioso
che la famiglia si aspetta di trovare in parrocchia e che desidera “consumare” in proprio.
Se poi nelle comunità parrocchiali i battesimi vengono amministrati in date fisse, potrebbero
essere più facilmente predisposti itinerari di preparazione per le famiglie anche con la celebrazione
di tappe “prebattesimali” grazie ai riti che precedono il battesimo e che potrebbero ritmare lo stesso
cammino di formazione.
Se il quadro di riferimento diventa sempre più la vita della comunità cristiana nella sua
espressione di comunità parrocchiale e la famiglia si sente parte di questa comunità, anche le norme
e le regole che necessariamente dovranno assicurare una prassi armoniosa per la celebrazione del
battesimo, prima che al bisogno di mettere ordine, risponderanno soprattutto al desiderio di aiutare
tutti a crescere nella consapevolezza dei doni offerti dal Signore e che esigono sempre un terreno
ecclesiale per svilupparsi in tutta la loro bellezza.
La sottolineatura della comunità parrocchiale in cui la comunità familiare deve poter trovare
un vero e proprio spazio vitale, nulla toglie al valore della personalizzazione della preparazione,
della celebrazione del battesimo e dell’accompagnamento delle famiglie stesse dopo il battesimo dei
figli, che può essere esaltato sia dal rapporto interpersonale offerto dagli animatori-catechisti sia
dagli incontri personali tra parroco e genitori che spesso è l’occasione per un primo incontro tra
sacerdote e le nuove famiglie che si formano o vengono ad abitare in parrocchia.
Le esperienze in corso in varie parrocchie confermano l’importanza delle occasioni di
incontro con le famiglie dei nuovi battezzati in date fisse dell’anno liturgico, così come suggerisce
anche il Direttorio di Pastorale familiare; esse hanno lo scopo di creare legami grazie ai quali dare
continuità all’azione di accompagnamento delle famiglie creando occasioni per permettere a queste
di ritrovarsi insieme.
Norme e indicazioni pastorali diocesane
1. Battesimo, comunità cristiana e famiglia
Come ben sappiamo, i bambini vengono battezzati nella fede dei loro genitori e della Chiesa
che né è madre e nutrice; per cui i genitori sono i primi responsabili della scelta di battezzare i
propri figli. La Chiesa, condividendo questa scelta se ne fa carico, offrendo la propria maternità
nell’accompagnamento dei genitori e nella crescita dei figli. Questa responsabilità ecclesiale dovrà
esprimersi con le seguenti modalità:
- a) nel far sì che la pastorale del Battesimo venga inserita in maniera strutturale nell’alveo della pastorale familiare che deve diventare sempre più impegno e preoccupazione di ogni comunità parrocchiale;
- b) nel far sì che per quanto possibile ci si preoccupi di avvicinare la coppia di sposi e in particolare la gestante già da prima della nascita del figlio, ben sapendo che il tempo dell’attesa è tempo carico di emozioni e di speranze e che ogni attenzione che possa essere offerta fa sentire la vicinanza e l’amore fraterno della comunità cristiana;
- c) nel far sì che il momento della richiesta del Battesimo da parte dei genitori, qualunque sia la loro situazione di vita, incontri la disponibile simpatia della parrocchia. Sarà questa disponibilità umana la chiave che permetterà al sacerdote e ai catechisti di trovare accoglienza da parte dei genitori, anche quando questi forse chiedono il battesimo più per tradizione che per convinzione. L’apertura del cuore e l’accoglienza fraterna da parte della comunità cristiana consente di superare più agevolmente le non poche resistenze che spesso vengono frapposte dai genitori alla proposta di preparazione alla celebrazione del sacramento che viene loro presentata. Fra l’altro, occorre tener presente che queste difficoltà non sono in diminuzione, ma in aumento per la crescita di secolarizzazione che è in atto, e che spesso vengono mascherate con la mancanza di tempo o altre scuse che è possibile superare, cercando di agevolare in tutti i modi la partecipazione dei genitori alla necessaria catechesi.
- d) Per avvicinare la famiglia dei battezzandi alla vita della parrocchia è possibile che il rito della presentazione dei bambini alla Chiesa e l’imposizione del nome possa svolgersi solennemente nella comunità parrocchiale subito dopo aver iniziato il cammino di preparazione al Battesimo.
- e) L’itinerario di preparazione deve prevedere almeno tre o quattro incontri che secondo l’opportunità potranno svolgersi anche in casa dei battezzandi per venire incontro alle necessità della famiglia che specie nei primi tempi è assai impegnata nella cura del neonato e, per quanto possibile, si invitino anche il padrino e la madrina. Si suggerisce che l’ultimo incontro, in parrocchia, coinvolga insieme tutte le famiglie dei battezzandi, con la partecipazione dei padrini e delle madrine, preveda una opportuna catechesi sul Rito del battesimo e la possibilità della celebrazione comunitaria del sacramento della riconciliazione.
- f) E’ ovvio che il numero degli incontri va commisurato alla situazione degli sposi sotto il profilo religioso e morale e al fatto che si tratti del battesimo del primo figlio.
- g) I contenuti da sviluppare in questi incontri siano tratti dal catechismo dei bambini della CEI “Lasciate che i bambini vengano a me” e dai Praenotanda del Rito, tenendo conto delle differenti situazioni di vita delle singole famiglie. Infatti, in non pochi casi, si ha la necessità di un vero e proprio “primo annuncio” che permetta di riprendere in mano il vangelo. Comunque è sempre indispensabile che la preparazione sia ritmata sulla Parola di Dio.
- h) La catechesi sia svolta da persone preparate appositamente e sia capace di manifestare la maternità della Chiesa. Sarebbe bene, per una continuità di rapporto e per l’opportunità che si offrirebbe di intensificare legami già allacciati in precedenza, che queste catechesi battesimali fossero svolte dalle stesse persone che hanno accompagnato i genitori dei battezzandi nel loro percorso di preparazione al matrimonio. In questo modo la preparazione al battesimo si presenterebbe in maniera ancora più esplicita come una tappa del cammino di pastorale familiare e aprirebbe sicuramente prospettive più concrete all’accompagnamento delle famiglie nella formazione ed educazione dei propri figli. Quando ciò non è possibile per la grande mobilità delle persone che spesso si preparano al matrimonio in luoghi diversi rispetto al luogo dove poi la nuova coppia abita dopo il matrimonio, si ricordi che proprio con la nascita dei figli comincia il possibile inserimento nella nuova comunità e che lo sviluppo e la crescita di relazioni nella e con la comunità cristiana locale è condizione indispensabile per una rinnovata esperienza di appartenenza.
- i) Per non interrompere i legami tra parrocchia e famiglie dei neo battezzati è opportuno riconvocare ogni anno le famiglie che hanno battezzato i propri figli per un momento di preghiera e di festa comune e per dare occasioni concrete di incontro tra giovani famiglie, anche in rapporto alla formazione e alla crescita di Gruppi Famiglia all’interno della parrocchia. Assai significativi sono i suggerimenti offerti a questo proposito dal Direttorio di Pastorale familiare della CEI.
- j) Proprio perché il momento della richiesta del battesimo è tempo di grazia si sappia sempre offrire ai genitori, da parte della comunità cristiana, quella attenzione d’amore che è poi il biglietto da visita più convincente e più efficace anche quando è necessario affrontare parole e comportamenti che non rispondono agli insegnamenti evangelici e alle esigenze della vita cristiana e che rischiano di innescare reazioni che non avvicinano all’incontro di grazia con il Signore. Pazienza, bontà, benevolenza, fermezza e fedeltà alle indicazioni ecclesiali non sono mai in contrasto tra di loro, bensì costituiscono, tutte insieme, le qualità necessarie perché la grazia di Dio possa farsi strada anche nelle coscienze meno disponibili e meno preparate.
2. Battesimo e parrocchia
- a) Il battesimo, di norma, deve essere preparato e celebrato nella parrocchia territoriale dove abita la famiglia del battezzando. Non è lecito celebrarlo in cliniche, in case private, in cappelle, oratori, chiese anche aperte al pubblico che non siano parrocchie.
- b) I parroci esortino con amore e pazienza i genitori a scegliere per il battesimo la parrocchia dove risiedono o quella che abitualmente frequentano. A chi, per giusta causa, e in casi riconosciuti tali dal proprio parroco, domanda di celebrarlo in altre parrocchie, si richieda comunque la dovuta preparazione. Si ricordi che il sacerdote che celebra il battesimo è responsabile della preparazione dei genitori e della attestazione di tale preparazione. A norma del canone 862 “a nessuno è consentito, senza la dovuta licenza, eccetto il caso di necessità, conferire il battesimo in territorio altrui neppure ai propri sudditi”.
- c) Il parroco del luogo dove si celebra il battesimo curi con attenzione la registrazione dell’avvenuta celebrazione nel Libro dei Battesimi.
- d) Nel Battistero di Pisa potranno essere battezzati i bambini appartenenti alla Parrocchia della Primaziale con le condizioni esposte nella presente Nota pastorale. Altre celebrazioni dovranno essere espressamente autorizzate dall’Arciprete del Capitolo della Primaziale previo nulla osta del parroco proprio del battezzando e seguendo le norme comuni espresse in questa stessa Nota.
3. I primi responsabili: i genitori
- a) I genitori sono i primi responsabili della educazione cristiana dei figli ed è quindi loro dovere chiedere il battesimo al più presto dopo la nascita e comunque entro le prime settimane. Il parroco dovrà verificare se ci sono le condizioni per battezzare lecitamente il bambino e concorderà con i genitori le date e gli orari degli incontri di preparazione necessari.
- b) Il canone 868 pone in chiara evidenza le condizioni per battezzare lecitamente un bambino: che i genitori o almeno uno di essi o chi tiene legittimamente il loro posto, consenta al Battesimo e che vi sia la fondata speranza che il bambino sarà educato nella religione cattolica. Il bambino di genitori cattolici o persino di non cattolici in pericolo di morte è battezzato lecitamente anche contro la volontà dei genitori.
- c) Nel caso che a richiedere il battesimo per i loro figli siano genitori che vivono in situazioni matrimoniali irregolari davanti alla Chiesa o manifestano difficoltà di fede, si valuti con prudenza e sana pedagogia pastorale se vi sia la fondata speranza che il bambino potrà essere educato cristianamente e comunque si accolga la richiesta del battesimo da parte dei genitori come una possibilità che viene offerta alla comunità cristiana di offrire la sua azione pastorale per favorire la crescita nelle fede degli stessi genitori.
- d) Non è da dimenticare infatti che i bambini vengono battezzati nella fede della Chiesa che può vivere, sia pure a volte larvatamente, anche in genitori che si trovino in condizioni di vita dissonanti rispetto alle indicazioni della Chiesa come nel caso dei conviventi o dei divorziati risposati o di persone che notoriamente si comportano in maniera immorale. In ogni caso si cerchi di valorizzare al massimo il ruolo del padrino e della madrina. Quando anche tali possibilità vengano meno, si potrà differire il battesimo, offrendo ai genitori concrete vie di accompagnamento pastorale in spirito di accoglienza e di amicizia per prepararsi alla celebrazione con maggiore serietà e ponderazione. In questo caso, però, la questione dovrà essere sottoposta all’Arcivescovo, prima di comunicare tale decisione ai genitori.
- e) I genitori conviventi o sposati solo civilmente ai quali nulla impedisce di regolarizzare la loro unione siano aiutati a riconsiderare la loro posizione e a intraprendere anche dopo la celebrazione del battesimo un cammino che li conduca, con scelta libera e motivata, a tale regolarizzazione.
- f) Nonostante abitudini contrarie, è normalmente esclusa la celebrazione congiunta del battesimo di un bambino e del matrimonio dei suoi genitori e ciò perché sia chiaramente manifestata la natura diversa dei sacramenti che vengono celebrati e non si corra il rischio di ridurre ciò che è soprattutto un fatto di fede solo ad una occasione di festa più grande.
4. Il padrino e la madrina di battesimo
- a) Ogni battezzato può avere un solo padrino o una sola madrina oppure entrambi. Padrino e madrina devono aver compiuto i sedici anni, essere cattolici e aver ricevuto i sacramenti del battesimo e della cresima. Inoltre, come dice il canone 874, devono condurre una vita conforme alla fede e all’incarico che assumono. Pertanto i conviventi, i divorziati (a meno che abbiano dovuto accettare o subire il divorzio, da loro non voluto), i divorziati risposati, gli sposati solo civilmente, ma anche coloro che vivono pubblicamente in maniera dissonante rispetto alla fede e alla morale cristiana non possono essere ammessi a fare da padrini.
- b) Il padrino e la madrina, se non conosciuti personalmente dal parroco, prima di svolgere il loro servizio ministeriale, sono chiamati a sottoscrivere in coscienza una autocertificazione nella quale dichiarino di essere nelle condizioni previste dalle norme ecclesiastiche per essere ammessi a tale servizio. E’ indispensabile che tale autocertificazione sia preceduta da un serio e disteso incontro con il parroco o il catechista, in modo da comprendere bene i requisiti richiesti, il significato spirituale dell’incarico e gli obblighi che ne derivano. E’ ovvio che si debbano invitare i genitori a scegliere i padrini con oculatezza pensando anzitutto al bene spirituale del bambino.
- c) Se fosse davvero impossibile da parte della famiglia trovare un padrino e una madrina con le qualità sopra descritte, potrebbe essere lo stesso parroco a suggerire dei padrini all’interno della comunità cristiana, scegliendo soprattutto tra i catechisti.
5. I catechisti
- a) Nel cammino di preparazione al battesimo è importante che si manifesti l’attenzione e la premura dell’intera comunità cristiana attraverso il servizio fraterno dei catechisti insieme all’opera del parroco. Per ovviare alle difficoltà nel reperimento di catechisti all’interno delle singole parrocchie, sarà opportuno avvalersi delle possibilità offerte all’interno dell’Unità pastorali, in cui potranno essere attivati percorsi di preparazione condivisi dalle varie parrocchie della stessa Unità.
- b) Sarà anche necessario predisporre itinerari di formazione per catechisti per il battesimo all’interno dei singoli vicariati, con l’aiuto dell’Ufficio Catechistico diocesano e dell’Ufficio per la pastorale della Famiglia i quali dovranno offrire dei sussidi perché la preparazione avvenga in maniera condivisa nell’intera diocesi. Da parte sua la Scuola Diocesana di Formazione Teologica e Pastorale non mancherà di attivare percorsi specifici di preparazione nelle sue tre sedi.
6. La celebrazione del battesimo
- a) Si raccomanda che il battesimo venga ordinariamente celebrato nel Giorno del Signore, la Domenica, per manifestare il suo carattere pasquale e per evidenziare il ruolo non secondario della Comunità che accoglie nel suo seno i nuovi figli di Dio; così come è oltremodo significativo che non manchi, se possibile, nella celebrazione della Veglia pasquale. E’ opportuno celebrare il Battesimo durante la Messa domenicale, purché non avvenga troppo di frequente, a scapito della identità stessa delle singole celebrazioni. Per questo potranno essere previste cadenze celebrative che permettano tra l’una e l’altra tempi congrui per assicurarne una fruttuosa preparazione. In ogni caso, anche se si scegliesse di celebrare il battesimo fuori dalla celebrazione eucaristica, è da privilegiare la celebrazione comunitaria. Per questo non si celebri due volte il sacramento nella medesima chiesa e nello stesso giorno se non per giusta causa.
- b) La celebrazione deve essere gioiosa e dignitosa e sia fedele a quanto prevede il Rito liturgico. I gesti, le preghiere, i segni siano veri e manifestino con chiarezza ciò che esprimono. Il Rito sia accompagnato da sobrie monizioni che permettano ai partecipanti di comprendere appieno il senso della celebrazione stessa.
- c) Durante la preparazione è opportuno affrontare con i genitori e i padrini il discorso circa fotografi e cineoperatori perché il loro eventuale intervento nella celebrazione sia discreto, non invadente e non disturbi il raccoglimento e la preghiera dell’assemblea.
- d) La celebrazione del battesimo non comporta alcun compenso. Si invitino però i genitori a ricordarsi dei poveri e delle necessità della Chiesa.
7. Il “dopo battesimo”
- a) Dovrà essere messo ogni impegno nel predisporre un cammino di accompagnamento delle famiglie dei bambini battezzati nel tempo che intercorre tra il battesimo e l’inizio della catechesi per la celebrazione degli altri Sacramenti della Iniziazione Cristiana. Per questo sarà importante che si sviluppino itinerari tesi a sostenere i genitori nel loro compito di primi educatori alla fede dei loro bambini, proprio nell’ottica degli Orientamenti pastorali della CEI. L’esperienza che già è in atto in alcune parrocchie dice che la regolarità delle proposte educative-pedagogiche aiuta non poco i genitori ad intensificare il loro senso di appartenenza alla Comunità cristiana e la consapevolezza che la garanzia e la forza del progetto educativo integrale dei loro figli riposa proprio sulla crescita di fede e di umanità dei genitori stessi.
- b) Sia nella preparazione al battesimo, sia nel tempo dopo il battesimo, è fondamentale aiutare le famiglie ad intensificare e a rendere più condivisa l’esperienza della preghiera fatta insieme, alimentata dall’ascolto della Parola di Dio. Una autentica vita spirituale si sviluppa infatti solo a condizione che la preghiera diventi sempre di più anima della vita personale, familiare e comunitaria.
8. Il battesimo dei fanciulli in età di catechismo
- a) Per quei fanciulli che non avessero ricevuto il battesimo da piccoli ci si deve attenere alle disposizioni che prevedono il loro inserimento negli itinerari di preparazione dei sacramenti della Iniziazione Cristiana, secondo le norme emanate dalla Conferenza Episcopale Italiana.
- b) Per i ragazzi dell’età della preadolescenza sarà opportuno pensare ad un accompagnamento specifico che completi il loro cammino di iniziazione.
- c) Dopo i 14 anni è obbligatorio fare un itinerario di catecumenato specifico secondo le disposizioni previste dalla C.E.I.
9. Il battesimo dei giovani e degli adulti
Per i giovani e per gli adulti che richiedono il Battesimo si dovrà far riferimento alle indicazioni
date dall’Arcivescovo in data 11 febbraio 2010 e che vengono qui riportate:
- a) Colui che richiede il battesimo (“il simpatizzante”) deve rivolgere una lettera personale all’Arcivescovo in cui racconta brevemente la propria storia e motiva la propria richiesta.
- b) La domanda di ammissione al percorso catecumenale deve essere accompagnata da una lettera di presentazione del Parroco o dell’Assistente (se si tratta di una associazione ecclesiale di cui fa parte il richiedente) o dal Garante (se il richiedente è presentato da un laico).
- c) Ogni anno le richieste devono pervenire entro il trenta ottobre al Servizio diocesano per il Catecumenato istituito presso la Chiesa di San Matteo in Pisa. Questo termine è stabilito perché possa essere attivato il percorso pre-catecumenale che precede il rito di ammissione che avviene nella I domenica di Quaresima (prima Quaresima del percorso catecumenale). Nel sito del catecumenato diocesano è possibile trovare la modulistica necessaria.
- d) L’itinerario catecumenale, di solito si svolge in parrocchia “luogo ordinario e privilegiato di evangelizzazione”.
- e) Tale percorso sarà concordato e condiviso con il Servizio diocesano per il Catecumenato (contenuti, tempi, modalità) che custodirà il Libro dei Catecumeni sul quale verranno iscritti i nomi dei Catecumeni.
- f) L’itinerario catecumenale potrà anche svolgersi nella chiesa di S. Matteo in Pisa dove già si sta sperimentando un cammino catecumenale.
- g) L’itinerario ha una durata prevista dal R.I.C.A. di tre Quaresime: la prima Quaresima celebra l’ammissione al catecumenato con la consegna delle Scritture, prevedendo il primo annuncio della fede con il vangelo di Marco; la seconda Quaresima celebra l’unzione pre- battesimale con le consegne e le verifiche sulla Parola di Dio; la terza celebra con il Rito dell’Elezione e l’iscrizione del Nome la preparazione spirituale immediata alla celebrazione dei Sacramenti dell’Iniziazione nella Veglia di Pasqua.
- h) La durata dell’itinerario catecumenale è comunque stabilita dall’Arcivescovo che potrà valutare caso per caso, sentito il parere del Parroco, dei Catechisti-accompagnatori, del Garante e di coloro che seguono il catecumeno.
- i) E’ infine necessario che al “simpatizzante” venga affiancato da subito, un catechista- accompagnatore, che insieme al garante che lo ha presentato possano costituire dei validi “compagni di strada” come segni di una comunità ecclesiale premurosa e attenta a chi domanda e ricerca la fede nel Signore Gesù.
- j) Ogni parroco tenga presente che: - il Servizio diocesano per il Catecumenato, istituito nella nostra Diocesi, ha nella Chiesa di San Matteo in Pisa una opportunità per la formazione dei catechisti-accompagnatori dei catecumeni e dei ricomincianti; - il Servizio diocesano per il Catecumenato sarà di sostegno per l’animazione delle esperienze in atto, condividendo l’impegno delle parrocchie e dei vicariati.
Conclusione
Le norme sopra riportate, sono il risultato del confronto e della riflessione comune
sviluppatasi in due anni di lavoro pastorale, nonché della messe ricchissima di contributi che sono
scaturiti dalle esperienze in atto nelle nostre parrocchie.
Le indicazioni operative che ora vengono pubblicate e che dovranno diventare prassi
comune per la nostra Chiesa pisana a partire dalla prima domenica di Avvento e cioè dalla
domenica 27 novembre 2011, vogliono essere un aiuto alla crescita armoniosa della nostra
compagine diocesana e un alveo nel quale tutta la nostra Chiesa dovrà muoversi con generosa
disponibilità.
Sarebbe infatti inutile dare delle regole se mancasse la disponibilità di ciascuno nell’aiutarci
a vicenda e nell’aiutare la nostra gente ad una vera crescita nella fede, nella pratica della vita
cristiana e nell’impegno a far sì che l’appartenenza alla Chiesa non sia soltanto un fatto anagrafico,
ma una vera esperienza sacramentale.
Ciò esige sempre di più, per tutto il popolo di Dio, una seria e approfondita conoscenza della
dottrina della fede, delle esigenze e degli obblighi che ne scaturiscono sulla via della santità. “Se il
battesimo è un vero ingresso nella santità di Dio attraverso l’inserimento in Cristo e l’inabitazione
del suo Spirito, scriveva il Beato Giovanni Paolo II nella Lettera Apostolica Novo Millennio
Ineunte, sarebbe un controsenso accontentarsi di una vita mediocre, vissuta all’insegna di un’etica
minimalistica e di una religiosità superficiale. Chiedere ad un catecumeno: Vuoi ricevere il
Battesimo? Significa al tempo stesso chiedergli: Vuoi diventare santo?. Significa porre sulla sua
strada il radicalismo del discorso della Montagna: Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro
celeste.(…) E’ ora di riproporre a tutti con convinzione questa misura alta della vita cristiana
ordinaria” (31).
Questa Nota pastorale vuole dunque aiutare la nostra Chiesa pisana e la nostra gente a
cogliere nella sua pienezza il mistero e il dono del Battesimo, radice e fondamento della nostra
identità di figli di Dio, resi santi e partecipi della santità stessa del Padre celeste, perché “consorti
della natura divina”.
“Vuoi essere battezzato?”. La domanda non può essere posta a dei neonati, ma nel Rito del
Battesimo viene posta ai loro genitori e ai padrini. “Vuoi dunque che tuo figlio venga battezzato
nella fede della Chiesa che ora, tutti insieme, abbiamo professato?”. Diceva il Beato Giovanni
Paolo II che tale domanda corrisponde all’altra: “Vuoi diventare santo?”. Se la santità viene donata
gratuitamente nell’atto stesso del battesimo, viene però affidata contemporaneamente alla cura e
all’impegno di tutta la Chiesa e quindi, in prima battuta, alla cura dei genitori e dei padrini, i quali
dovranno sentirsi anch’essi impegnati a crescere nella santità.
E’ motivo di incoraggiamento e di gioioso impegno quanto afferma il Concilio Vaticano II
nella Lumen Gentium: “Per la rigenerazione e l’unzione dello Spirito Santo i battezzati vengono
consacrati a formare un tempio spirituale e un sacerdozio santo, per offrire, mediante tutte le opere
del cristiano, spirituali sacrifici, e far conoscere i prodigi di Colui, che dalle tenebre li ha chiamati
alla ammirabile sua luce. Tutti quindi i discepoli di Cristo, perseverando nella preghiera e lodando
insieme Dio, offrano se stessi come vittima viva, santa, gradita a Dio, rendano dovunque
testimonianza di Cristo e, a chi lo richieda, rendano ragione della loro speranza della vita
eterna”(10).
Un compito e un impegno che la nostra Chiesa pisana accoglie e abbraccia con piena
disponibilità nella sicurezza che lo Spirito di Dio non farà mancare frutti abbondanti di santità e che
volentieri affido alla materna intercessione della Vergine Maria.
+ Giovanni Paolo Benotto Arcivescovo
Pisa, 15 agosto 2011, solennità della Assunzione della Beata Vergine Maria.
Sante Messe
Feriale e Sabato festivo: Ore 18
Festivo: Ore 8 - 9.30 - 11.30
Sante Confessioni
1° Venerdì del mese: 9.30-11
Ogni sabato: 9.30-11 e 17-18
Adorazione
Sabato: Ore 17-18
Domenica: Ore 7-8
3° Giov. del mese: 21.15-22.30
1° Ven. del mese: 17-18 e 21-22
Santo Rosario
Ogni giorno mezz'ora prima della S. Messa pomeridiana.
Il giovedì nelle famiglie: 21.15
Grande liturgia
Con preghiere di lode, consolazione, guarigione, liberazione e S. Messa solenne, 1° Venerdì del mese, ore 21-23
Tutti i mercoledì
Ore 21.15: Preghiera di Lode e catechesi in sala parrocchiale o nel chiostro della canonica.
Primo Martedì del mese
Ore 17: Santo Rosario meditato
Ore 18: S. Messa per i defunti Opera Dottrina Cristiana
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